martedì 20 settembre 2016

Quando la pseudoscienza infiltra le istituzioni.

Annunciato un po' in sordina, è stato organizzato per il 29 settembre 2016 un convegno dal titolo infinito:
"Le Medicine Tradizionali, Complementari e Non Convenzionali nel Servizio Sanitario Nazionale per l’uguaglianza dei diriti di salute oltre le esperienze regionalistiche: Salutogenesi e Prevenzione, Formazione a Proflo Defnito, Buona Pratica Clinica, Ricerca Clinica No-Proft. Criticità, esigenze sociali, prospetive future: un confronto interdisciplinare".
Dietro questo romanzo intricato c'è semplicemente un incontro di medici alternativi di tutti i tipi: omeopati, ayurvedici, agopuntori, fitoterapeuti, operatori di...medicine energetiche e così via.
Niente di strano, ognuno è libero di incontrarsi e parlare di quello che vuole ma c'è qualcosa che suona male, molto male. L'incontro si svolgerà in un'aula del Senato della Repubblica, istituzione per eccellenza ed è organizzato dal vicepresidente della commissione salute del Senato.

Questo è quello che mi suona male, malissimo.
Leggendo il programma del convegno, inoltre, si nota come tra i moderatori degli interventi vi sia il dott. Roberto Gava, omeopata, noto esponente dell'antivaccinismo italiano, che promuove l'omeopatia come cura dell'autismo. Alla fine, il logo della AMCP (Associazione per la medicina centrata sulla persona) che, nella sua pagina internet, parla tranquillamente di omeopatia per fermare le epidemie, di arte sacra tibetana e di meridiani Shiatsu. Stiamo parlando di medicina, salute e persone o di usanze folkloristiche e colorate?

È normale tutto questo?
È normale che l'istituzione promuova le vaccinazioni e la salute e nello stesso tempo promuova chi diffonde cattiva informazione e false credenze?
Perché allora non organizzare un convegno sulla difesa delle città dagli attacchi dei draghi?
A quando un convegno su come difendersi dai rapimenti alieni?



In un'epoca di progresso scientifico e di particolare attenzione alla salute, è giusto che le istituzioni ospitino e promuovano incontri su pratiche pseudoscientifiche?
Sappiamo che l'omeopatia non ha alcuna base scientifica e si basa su teorie ottocentesche, sappiamo che non funziona in nessuna patologia. Sappiamo anche che pratiche come l'osteopatia, la chiropratica o l'omotossicologia non hanno anch'esse basi scientifiche né hanno mostrato di funzionare nella maggioranza dei casi.

L'unica terapia, tra quelle ospitate, che mostra un'efficacia accertata (con dei limiti che gli stessi operatori riconoscono) è la fitoterapia.

Poi l'agopuntura: cerca da anni, in tutti i modi, di vendersi come pratica scientifica. Perché siede accanto agli altri? Perché si mescola con omeopati, antivaccinisti ed operatori...energetici? Il dott. Giovanardi, che parteciperà allo stesso convegno e che in una discussione avvenuta in questo blog in passato ci teneva a sottolineare che l'agopuntura sarebbe una pratica scientifica, che gradualmente vuole modernizzare il suo linguaggio, cosa ci fa in un convegno tra operatori energetici,  antivaccinisti ed omeopati?

Non lo so, ognuno si dia le sue risposte. A me piacerebbe che la medicina oggi fosse solo nell'interesse del paziente, mi piacerebbe anche che si evitasse di spacciare per medicina delle vere e proprie stregonerie ma questo è il mondo perfetto che vorrei, la realtà è ben diversa. Quello che invece pretendo da cittadino e da operatore della salute è l'impegno, da parte delle istituzioni, di promuovere solo pratiche mediche con buone prove di efficacia, di diffondere solo cultura medica e non superstizioni e di sforzarsi per lasciare ai nostri eredi una nazione evoluta, moderna, non una regione europea dove ancora parliamo di "energie", "memoria dell'acqua" e "meridiani".
Favorendo la diffusione di falsa medicina e superstizioni (cosa sono le "energie" se non superstizioni ottocentesche?) si confonde e danneggia il cittadino, si sprecano soldi e risorse, si fa cattiva informazione e si favoriscono i privati che vendono illusioni e l'ottundimento della popolazione.

Contro questa iniziativa si è mosso il Cicap (Comitato Italiano per il Controllo delle Pseudoscienze) ed il suo appello è stato raccolto da Walter Ricciardi, presidente dell'Istituto Superiore di Sanità: "No alle pratiche antiscientifiche nelle istituzioni":

Ed ha ragione: basta.

Alla prossima.

AGGIORNAMENTO (20/09/16, 18:20) : La risposta del sen. Romani, organizzatore del convegno.

domenica 7 agosto 2016

Quelle cose mediche che i medici non farebbero.


Questa è la traduzione dell'articolo comparso sul giornale "The Guardian" il 19/01/2013.

L'articolo è molto interessante e curioso, a tratti fa riflettere, i giornalisti del Guardian hanno sentito le opinioni di diversi medici, con estrazioni e specializzazioni diverse ed ad ognuno di loro hanno chiesto: "Cosa non faresti se fossi un paziente?". Le risposte sono interessanti.
Ovviamente si tratta di opinioni personali, alcune abbastanza attinenti alle attuali conoscenze scientifiche, altre molto discutibili ma sempre rientranti nella possibilità di scelta di ogni persona. L'articolo offre molti spunti ed è particolarmente curioso perché credo tante persone, al momento di una diagnosi o quando hanno problemi di salute, si siano chieste "ma se fossi un medico, cosa farei?" Oppure: "lei cosa farebbe al posto mio?". Ricordiamoci che spesso le scelte non dipendono solo dalla malattia ma anche da tanti altri fattori.
Ecco, sempre prendendo queste opinioni per quello che sono, con i loro limiti, leggiamo un po' cosa farebbero dei medici davanti a della scelte mediche.
Ci tengo a sottolineare che queste sono le opinioni dei singoli medici e che potrebbero non rispecchiare le attuali conoscenze mediche, quindi devono essere lette con curiosità ma non come consigli indiscutibili.

Ringrazio di cuore S.N. che ha segnalato e tradotto (io l'ho revisionato per i termini tecnici) l'articolo.

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COSE CHE I MEDICI NON FAREBBERO

Dagli steroidi ai sonniferi, dalla fecondazione artificiale ai vaccini antinfluenzali, alcuni medici rivelano i trattamenti che eviterebbero 


Fare uno screening completo (check up).
Non accetterei le offerte regolarmente pubblicizzate da strutture mediche private di fare un check up completo. Perché? Beh, se si hanno sintomi, è bene recarsi dal proprio medico di famiglia e lasciare che sia lui ad ascoltare la vostra storia, visitarvi, richiedere indagini e giungere a una decisione. Questo processo è noto come diagnosi. Un check-up completo, quando ci si sente completamente bene, non è una diagnosi. La procedura è nota come "screening ". Ci sono pochi test di "screening" in cui i vantaggi della diagnosi e del trattamento superano gli svantaggi ed è probabile che il vostro medico abbia già controllato per primo quando vi siete affidati a lui o successivamente per esempio nelle donne, tramite un pap test o una mammografia in età adeguata e per entrambi i sessi un controllo della pressione del sangue.
Uno dei test che si effettuano durante lo screening completo è un esame del sangue per il cancro alla prostata. Se si hanno sintomi alla prostata, la diagnosi può essere un aiuto per salvarti la vita. Se non hai sintomi e l'esame presenta valori elevati, potrebbe condurvi ad effettuare ulteriori indagini ed esami potenzialmente dannosi o addirittura un trattamento per il cancro di cui potreste non avere bisogno. Si sentono storie sui vantaggi dei controlli medici completi. Si sentono storie anche di persone che sono cadute dalla finestra del sesto piano e sono sopravvissute, ma io non lo proverei di persona.
Mike Smith , Medico Generico

Ricoverarmi in ospedale, affetto da demenza.
Vorrei evitare di andare in ospedale con una diagnosi di demenza. Le persone affette da demenza hanno difficoltà ad orientarsi all'interno degli ospedali. Anche il percorso dal vostro letto alla toilette e ritorno è irto di pericoli evitabili: pavimenti lucidi, cattiva segnaletica, rumori inquietanti e che distraggono, illuminazione pessima, scarso contrasto di colore tra pavimenti e pareti, corrimano invisibili che si fondono con l'arredamento, rubinetti che non sembrano rubinetti e lavandini senza tappi. Così ti bagni o cadi, o torni nel letto sbagliato o vieni rimproverato anche solo per esserti spostato. Perciò potresti venire trascurato nelle cure anti dolore come altri pazienti nella tua condizione e potrebbero dimenticare di farti mangiare o bere. Se mi dovessi ricoverare vorrei che la mia famiglia stesse con me il maggior tempo possibile. La settimana scorsa, ho saputo di una donna il cui marito malato di demenza era ricoverato, che è stata cacciata dal reparto all'ora di pranzo perché “l'orario dei pasti è protetto” e non ci devono essere visitatori perché i pazienti possano mangiare indisturbati. Desiderava rimanere proprio perché suo marito potesse mangiare. Che situazione perversa è questa?
Professor June Andrews, direttore Centro Sviluppo e Servizi malattie mentali presso l'Università di Stirling

Far nascere il mio primo figlio a casa.
Ho sperimentato molte situazioni in cui il primo parto di una donna non progredisce secondo i piani e, in alcuni casi, diventa un'emergenza. Per questo motivo, non vorrei mai il mio primo parto in un ambiente dove non vi sia la possibilità di un rapido accesso a una struttura di ostetricia e nemmeno in casa.
Moneli Golara, Ostetrica e Ginecologa

Eseguire un test per il cancro alla prostata.
Il PSA è un esame del sangue "semplice" per verificare la presenza di cancro alla prostata. Sapete cosa significa? PSA sta per "Prostate Specific Antigen". O meglio, come molti medici vi diranno "Persistente Stress e Ansia"! Il cancro della prostata è molto più comune e, di solito, meno grave di quanto non si pensi. Negli uomini anziani, è praticamente uno stato di normalità. La maggior parte di questi tumori della prostata rimane inerte e innocua, ed è una cosa con cui gli uomini muoiono, non a causa di...
Quindi effettuare un PSA può finire col darvi informazioni che sarebbe meglio non sapere. Questo se il risultato è affidabile: perché questo è noto per inaccuratezza, con falsi positivi, falsi negativi e per l'incapacità di distinguere tra tumori innocui alla prostata e quelli aggressivi. Motivo per cui quando un uomo chiede il test, è potenzialmente come aprire un vaso di Pandora. Noi cerchiamo di guidarli attraverso il labirinto dei “se”, “ma” e forse”. Certo, in teoria potrebbe salvarti la vita. Ma in pratica potrebbe condurti verso preoccupazioni, biopsie sgradevoli e interventi chirurgici inutili e traumatici.
Tony Copperfield, Medico Generico e autore di Sick Notes (note malate)

Non mi presenterei mai a un medico con un elenco di sintomi.
I pazienti spesso pensano che questo aiuti la loro causa, ma la vista di un elenco fa prendere un tuffo al cuore a un medico. Non sarà certo in grado di affrontare tutto in una sola seduta e, cosa più importante, fa pensare che non ci sia un problema particolare, ma una molteplicità di problemi, portando il medico a credere che sia un chiaro segno di un ipocondria. Inoltre, non andrei mai a prendere il sole o ad abbronzarmi su un lettino solare. Ho avuto il cancro della pelle. La gente sottovaluta il rischio. Pensano: "La mia pelle sembra integra, come può essere danneggiata?" Anche se la pelle non ha un aspetto invecchiato, si possono avere danni alla pelle che sono un potenziale futuro tumore. Prendere il sole nell'adolescenza e attorno ai 20 anni è un forte fattore di rischio. Ora stiamo assistendo al progredire di tumori come il carcinoma basocellulare (BCC), anche in persone sotto i 40 anni, che una volta si riscontrava soltanto sui volti di persone anziane esposte perennemente alle intemperie trascorrendo una vita all'aria aperta. Stiamo vedendo melanomi maligni, la forma più aggressiva di cancro della pelle, in diverse parti del corpo. Se fossi nato un medico, non avrei mai preso il sole. Andrei fuori al sole, ma non mi esporrei mai al sole allo scopo di abbronzarmi.
Carol Cooper, Medico Generico

L'uso non necessario di cortisone.
I medici trattano una vasta gamma di condizioni cliniche, ma spesso noi stessi non capiamo le terapie che stiamo offrendo e perché o come funzionano. Dodici anni fa ho avuto la colite. Uno dei trattamenti è a base di cortisone ma, come medico, sapevo che è uno di quei trattamenti applicabili a molte malattie, senza sapere bene perché funziona. Sappiamo che sono anti-infiammatori ma in realtà mascherano solo il problema e possono causare effetti collaterali a lungo termine.
Gli steroidi possono rendere la pelle più fragile, possono influenzare il tessuto connettivo e possono cambiare la forma del tuo viso. Una cosa è prendere qualcosa se si conosce il motivo per cui funziona ma non ero disposto a prendere quella strada. Fino a quel momento il mio stile di vita non era stato un granché. Sono stato molto occupato e non mangiavo bene. Ho cominciato a mangiare meno zucchero, meno carboidrati, ho smesso di mangiare cibi confezionati elaborati. Non solo mi sono sentito meglio ma da allora non mi prendo che qualche raffreddore. In termini di chirurgia plastica, non userei mai i filler di lunga durata. La gente non vuole la seccatura di venire ogni quattro mesi per le iniezioni, ma non vorresti qualcosa che restasse in circolo per troppo tempo, perché il corpo potrebbe eventualmente avere un fenomeno di rigetto. Potrebbe essere un inconveniente doverci andare più spesso,ma a lungo termine ti risparmierà qualche serio effetto collaterale.
Alex Karidis, chirurgo estetico


Fare una colonscopia virtuale.
Ho eseguito una colonscopia, ma mai una colonscopia virtuale, cioè una TAC dell'addome per trovare polipi e primi tumori nel colon. Questo perché è molto probabile che un radiologo inciampi su altre cose, tipo anomalie del fegato, reni e polmoni, che nulla hanno a che vedere col cancro al colon, cosa che risulterebbe da interminabili test, che spesso implicano l'uso di aghi nelle cavità del corpo, anche finendo sul tavolo chirurgico. Non prenderei mai farmaci per abbassare il mio zucchero nel sangue per un'emoglobina glicata del 7%. Uno studio a lungo termine di 50.000 diabetici nel Regno Unito ha scoperto che il tentativo di abbassare questo valore al di sotto del 7,5% aumenta il tasso di mortalità generale. Non sono nemmeno sicuro che dovremmo anche chiamare una glicata del 7% "diabete", ma sono abbastanza sicuro che non vorrei prendere farmaci per abbassarla.
Invece, vorrei cercare di perdere peso e fare più esercizio fisico, ma sarei disposto a considerare farmaci per abbassare la pressione sanguigna e colesterolo. Non farei mai esami di diagnostica per immagini (TAC, RMN, PET), quando mi sento bene. Studi di Tomografia Computerizzata (TC) di tutto il corpo hanno evidenziato che nell'85% delle persone sane di 50-60 anni di età hanno un dato qualche risultato anomalo e un paziente ha mediamente 2,8 anomalie. I numerosi conseguenti test e biopsie di controllo a qualcuno potrebbero recare qualche danno. Questo è diventato un grosso problema talmente comune che i medici gli hanno dato un nome: “incidentaloma”.
Mentre sarò contento di essere sottoposto a scansione se vittima di un incidente stradale o in caso di dolore addominale acuto con vomito, non desidero sottopormi a scansioni se sto bene.
H Gilbert Welch, professore di medicina alla Dartmouth Istituto per la politica sanitaria e pratica clinica, e autore di Overdiagnosed: Making People Sick in the Pursuit of Health (Sovradiagnosi: come gli sforzi per migliorare la salute possano far ammalare le persone)

Sottopormi a un intervento non necessario.
Avendo appena rimosso la cistifellea con la conseguente complicazione di perdita di bile, non farei alcun intervento o procedura senza prima leggere le linee guida per la malattia, guardando i tassi di complicazione e i rischio del non agire (per esempio quante probabilità ho che la mia condizioni comporti dei problemi).
Vorrei chiedere al chirurgo quante di queste procedure compia un anno e quale sia il loro tasso di complicanze, oltre a fare una ricerca su Google sul chirurgo e chiedere ad altri medici la loro opinione. Chiederei sempre che cosa stanno facendo su di me e perché. Se avessi dolore, vorrei chiedere cosa mi stanno prescrivendo e quanto e ogni quanto. Vorrei sempre leggere il mio foglio di dimissioni dall'ospedale perché è spesso impreciso. Suggerirei di poter stare il più possibile fuori dall'ospedale, chiedendo solo esami che solo un medico può effettuare. E vorrei andare in un ospedale di eccellenza che darebbe una garanzia in più nel caso qualcosa andasse storto e che avrebbe più esperienza in termini di numero di pazienti e competenza del personale clinico.
Luisa Dillner, Medico Generico e editorialista del Guardian

Stripping delle vene varicose.
Non mi sottoporrei allo stripping delle vene per togliere le vene varicose e non lo farei mai comunque in anestesia totale. Non solo è molto doloroso, con grandi cicatrici che hanno una maggiore probabilità di infezione; un anno dopo, il 23% delle persone hanno la stessa vena ricresciuta. Dopo cinque anni l'83%. Perciò è doloroso e nemmeno funziona a lungo termine. Con i metodi laser pin-hole, abbiamo la chiusura completa della vena nel 97% delle persone ancora dopo 10 anni. Inoltre, l'anestesia generale immobilizza totalmente, aumentando il rischio di trombosi venosa profonda, oltre al fatto di non poter dire al medico quando fa male, col rischio di danneggiare qualche nervo, e il danno è riscontrabile solo al risveglio.
Se avessi metastasi al fegato non mi sottoporrei alla chemioterapia a meno che non fosse stato previsto da un chirurgo epatobiliare. Se le metastasi si trovano solo in una parte del fegato, è possibile rimuovere questa parte chirurgicamente. La sopravvivenza a cinque anni dopo la rimozione chirurgica di questi tumori è di gran lunga migliore rispetto alla chemioterapia.
Mark Whiteley, Chirurgo Vascolare

Prendere pillole per dormire.
Ho incontrato molti pazienti che hanno preso sonniferi per decenni. Queste pillole creano dipendenza e può essere molto difficile disintossicarsi; gli effetti collaterali possono includere cadute, stati confusionali, sonnolenza durante il giorno e la sensazione che siano necessarie dosi sempre più elevate per ottenere gli stessi effetti. Non riesco a immaginare una situazione in cui vorrei iniziare a utilizzarle.
Helen Drew Medico Generico

Seguire una dieta a basso contenuto di carboidrati.
Non farei mai una dieta a basso contenuto di carboidrati e alto contenuto proteico come la Atkins, Dukan o la Cambridge. Perché? Perché anche se probabilmente si perde peso, possono ucciderti. Non credete alle mie parole ma leggete delle 43.396 donne svedesi che ho seguito per una media di 15 anni. Quelle che hanno seguito una dieta a basso contenuto di carboidrati e alto contenuto proteico avevano un crescente rischio di morire di attacco cardiaco e ictus, in rapporto al rigore della dieta e per quanto tempo l'avevano seguita. C'era uno sconcertante 62% in più di rischio di tali malattie tra le donne che si attenevano più strettamente a quella dieta rispetto a quelle che mangiavano normalmente. Mangiare è un divertimento; queste diete trasformare il cibo in farmaci, ed è palesemente la medicina sbagliata - e spesso è letale.
Tom Smith, Medico Generico

Bere caffè o alcolici durante la gravidanza.
Io non berrei caffè se fossi incinta. Il caffè accelera il metabolismo e la frequenza cardiaca della madre e di conseguenza anche del bambino. Caffè e the inibiscono anche l'assorbimento del ferro. In gravidanza i livelli di ferro scendono sempre e bere del succo d'arancia fresco aiuta il suo assorbimento. Il caffè e il the danno invece l'effetto contrario. Le linee guida ufficiali dicono che si può bere un caffè, come si dice che si possono consumare alcolici, ma io personalmente lo eviterei. Il vostro bambino non ha bisogno di alcool come nutriente, non è qualcosa che va a beneficio del vostro bambino. So che ci sono le dosi raccomandate, ma consiglierei a tutte di non bere, specialmente nelle prime 12 settimane, quando il bambino si sta formando.
Nikki Khan, ostetrica

Usare terapie alternative.
Io non userei mai terapie alternative quali omeopatia o agopuntura, in base al fatto che non esiste prova evidente che funzionino. E spesso mi sono chiesto se i “valorosi” sforzi che facciamo per tenere in vita i nostri pazienti terminali abbiano alcun senso. Ma ho notato che spesso i colleghi dicono la stessa cosa finchè essi stessi o una delle persone a loro care non abbiano una prognosi di malattia terminale, in tal caso chiedono che gli sia fatto tutto. Victor Chua, Leader Sanitario

Vaccinarmi contro l'influenza.
Non mi vaccinerei contro l'influenza. I pazienti anziani o quelli con una condizione debilitante cronica come l'insufficienza cardiaca, farebbero meglio a vaccinarsi, ma non ci sono abbastanza prove che in un soggetto giovane e sano l'antinfluenzale sia di alcun beneficio. Inoltre le prove che l'inoculazione negli operatori sanitari protegga i pazienti, sono molto scarse ma, tuttavia, si fa molta pressione sugli operatori sanitari per farli vaccinare.
Stephen Leslie , cardiologo e professore onorario dell'Università di Stirling

Sottopormi a chirurgia estetica.
L'unica cosa che non farei è subire un intervento di chirurgia estetica. La ragione della mia riluttanza? Niente a che fare con l'anestesia (oggi una pratica molto sicura) ma tutto totalmente legato all'intervento in sé stesso che non dovrebbe essere mai eseguito per motivi “banali”. Non è che l'intervento chirurgico sia terribilmente pericoloso per la vita. Principalmente la mia preoccupazione sono le eventuali infezioni, che potrebbero risultare molto sgradevoli.
Mark Patrick, consulente Anestesista, University Hospital, South Manchester.

Rivolgermi a un counselor (esperto non qualificato di psicologia)
Non mi farei mai vedere da un counselor se avessi problemi di salute mentale. Chiunque si può professare“counselor”, è una zona non regolamentata. Come risultato c'è una terrificante variante nella qualità e ho visto troppi pazienti rivolgersi a dei counselor incompetenti, ritrovarsi ulteriormente danneggiati psicologicamente. Se soffrissi di depressione, starei molto attento ad assicurarmi che il terapista da me scelto abbia le corrette qualifiche e che sia riconosciuto da organizzazioni tipo BABCP (Associazione Britannica di Psicoterapia Cognitivo Comportamentale). Pagando privatamente, sceglierei unicamente un terapista che lavori anche nel NHS (Sistema Sanitario Nazionale), o che ci abbia lavorato in passato, uno psicologo qualificato, addestrato quindi ai più alti livelli qualitativi.
Max Pemberton, Psichiatra

Rifiutare le vaccinazioni.
Non rifiuterei mai le vaccinazioni ai miei bambini. Diversi anni fa, ero volontario nei Medici Senza Frontiere e ho passato sei mesi in Angola. Mi aspettavo la povertà, ma ciò che mi ha rattristato maggiormente, fu l'arrivo di bambini malati di diverse patologie che non avrebbero mai dovuto avere, malattie facilmente curate altrove, come morbillo o tetano. Quello, e la quieta umiltà con cui le famiglie si mettevano in coda per ore sotto il sole cocente a ricevere il loro vaccino.
Ora, praticando in occidente, incontro sempre più spesso genitori riluttanti a vaccinare i propri bambini, nonostante l'enormità delle prove della sicurezza dei vaccini. Molte di queste malattie sono di nuovo in aumento. E non riesco a fare a meno di domandarmi se i vaccini sono diventati la vittima del loro stesso successo; e se anche noi dovessimo stare in coda per ore, circondati da famiglie che sono state colpite da queste malattie che possono rendere disabili o anche uccidere, allora forse non daremmo per scontato il nostro benessere.
Damien Brown, Medico Generico e autore di Band-Aid for a Broken Leg: Being A Doctor With No Borders (Un cerotto per una gamba fratturata: Essere un Medico Senza Frontiere) 

Rifiutare la medicina alternativa.
Non rifiuterei una terapia alternativa senza prima capire come funziona. Mi ci sono voluti anni di esperienza medica per realizzare che solo perchè una terapia non ha prove di evidenza non significhi che non può aiutare qualcuno. Come medici siamo addestrati ,giustamente, a cercare le prove scientifiche dell'efficacia e sicurezza di una certa terapia. Ma la medicina convenzionale moderna non può aiutare tutti. A dispetto della mancanza di fondi per la ricerca, c'è un lento e crescente aumento di evidenze sull'efficacia di un certo numero di terapie alternative. Un esempio recente è che lo Yoga può aiutare a diminuire il dolore e aumentare la mobilità in persone con osteoartrite. La medicina moderna rimane nella sua area di competenza, ma ora comprendo altre forme di terapia, come la chiropratica e la ipnoterapia, che possono aiutare.
Ian W Campbel, Medico Generico

Curarmi con l'omeopatia.
Io non userei mai medicine omeopatiche. Sono basate su una pratica del 18mo secolo che consiste nel diluire particolari sostanze in acqua o alcool al punto in cui la soluzione è così debole da non contenere più alcuna traccia della sostanza originale. Gli omeopati credono che l'acqua preservi una “memoria” delle sostanze curative e perciò abbia un effetto benefico. Per me, la parola chiave è “credono”. I sostenitori dell'omeopatia credono nell'efficacia della medicina omeopatica nello stesso modo in cui potrebbero credere in una particolare religione. Il sistema dell'omeopatia è una medicina basata sulla “fede”, che, nelle menti dei fedeli, non necessita nessuna prova scientifica o di efficacia sui suoi benefici. Se l'omeopatia è efficace, allora la maggior parte di ciò che abbiamo imparato nel campo della medicina, chimica e fisica dal diciottesimo secolo dev'essere sbagliato. Non lo trovo plausibile, quindi preferisco sperperare i miei soldi in altro modo.
Eddie Chaloner, Chirurgo Vascolare

Ricorrere alla fecondazione assistita.
Non ricorrerei mai alla fecondazione convenzionale con stimolazione, che prevede prolungate assunzioni di ormoni per tre o quattro settimane, provocando inizialmente una menopausa nele ovaie, seguite da successive stimolazioni a dosi più alte. Questo metodo di stimolazione è associato al rischio più alto della sindrome da iperstimolazione ovarica (OHSS), che comporta seri rischi di salute per la donna. Possiamo evitare queste complicazioni grazie ai recenti sviluppi che hanno portato a una fecondazione artificiale più sicura, meno costosa, con più probabilità di successo e più accessibile. I progressi nel campo dell'endocrinologia, degli ultrasuoni e in embriologia hanno permesso di avere una fecondazione artificiale senza farmaci (IVF o IVM) con più probabilità di successo e permettendo allo sviluppo di una fecondazione assistita “leggera”, più sicura, i cui protocolli richiedono minori medicinali in un normale ciclo. Perché assumere tanti medicinali se puoi ottenere lo stesso effetto senza o con pochi farmaci?
Geeta Nargund, Capo Consulente per le Medicine Riproduttive al St. George's Hospital, Londra

Sottopormi a una mammografia.
Non mi farei fare una mammografia. Al microscopio i medici non possono dirti la differenza, tra “pericoloso” e “ok, lasciamolo stare”. Allora è possibile trovare qualcosa “troppo in anticipo” che non sia esattamente un pericolo di cancro. La pubblicazione indipendente di ricercatori sulla mammografia dell'anno scorso sulla rivista medica Lancet ha efficacemente distinto tra pregiudizi, incertezze e un po' di cattiva scienza. Recenti statistiche dicono che, per ogni 10.000 donne esaminate ogni tre anni dall'età di 50-70, circa 43 moriranno di cancro al seno. Circa 700 avranno diagnosi di cancro e molte di più saranno spaventate per essere richiamate per ulteriori esami.
Nonostante la maggior parte delle donne a cui si diagnostica il cancro con lo screening siano riconoscenti, non sono sicura se la mia vita sia realmente “salvata” o se sono diventata solo un nuovo paziente. Apparentemente ogni 15 donne che sono diagnosticate positive con lo screening, tre moriranno comunque di cancro al seno (quindi lo screening non ha salvato loro la vita), otto saranno sopravvissute (quindi lo screening ha portato a una diagnosi precoce, ma la cura sarebbe stata efficace ugualmente), una non morirà di cancro al seno (quindi lo screening previene la morte per questa causa), ma altre tre diventeranno vittime di cancro (quindi lo screening porta ad avere terapie e interventi chirurgici che non avrebbero mai fatto). Lo screening ha una sua validità confermata dalla donna che non muore di cancro al seno, ma tutte e 15 devono essere curate quando si trova qualcosa. E' abbastanza complicato da capire, e certe donne vorranno correre questo rischio. Ma sono felice di aspettare finché non avrò dei sintomi.
Susan Bewly, Professore del Complex Obstetrics, King's College London

Subire un intervento chirurgico alla fine della mia vita.
Non mi sottoporrei mai a un intervento di chirurgia addominale maggiore, se le probabilità di staccarmi dalle macchine che mi tengono in vita fossero scarse. Ho operato troppe persone in età molto avanzata per ragioni urgenti solo per vederle finire attaccate alle macchine, causando angoscia tra i familiari che devono decidere se staccare la spina. Personalmente eviterei interventi a tutti i costi e cercherei di trovare un altro modo per convivere con qualsiasi problema di cui sarei diagnosticato.
Paul Ruggieri, Chirurgo e autore del libro Confessioni di Un Chirurgo.

Queste sono le personali opinioni di alcuni operatori nel settore medico. Consultate il vostro medico se siete preoccupati per la vostra salute

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Alla prossima.

lunedì 11 luglio 2016

MedBunker Classic: Ipnotizzati dall'autorità.



[originariamente pubblicato il 23 agosto 2011]

Quante volte nei miei articoli avete letto: "questo rimedio non serve a nulla perché lo dico io che sono medico"? Mai.
Ritengo fondamentale evitare a tutti costi il principio di autorità. Ammetto il rispetto: un'opinione che proviene da un "addetto ai lavorideve essere ritenuta più credibile rispetto a quella di un profano o un improvvisato (in tutti i campi), questo non vuol dire che debba per forza essere vera o necessariamente corretta, ma che chi fa un lavoro ha probabilmente molta più esperienza nel suo ambito professionale di chi non lo fa e forma le sue opinioni su altre opinioni che a loro volta chissà dove si sono formate, diciamo che l'addetto ai lavori è fino a prova contraria più adatto a fornire opinioni sul suo campo di interesse rispetto a chi non ne ha titolo.
Il principio d'autorità (la parola del professionista è sacra) era un pilastro culturale del passato.
Un medico era considerato un semidio, ogni sua parola era verità, così un magistrato o un uomo di chiesa. Qualsiasi autorità nel proprio campo era considerata attendibile e difficilmente smentibile. Questo accadeva per due motivi fondamentali, la mancanza di cultura, l'ignoranza era diffusissima e colpiva tutti gli strati sociali ed il concetto di "onorabilità", una personalità importante non poteva mentire o dire cose poco corrette, sarebbe stato coperto da disonore vita natural durante, lui e la sua discendenza.

Oggi non è così per vari motivi. La cultura è in generale molto più diffusa, anche le fasce più deboli hanno accesso a mezzi di scambio culturale, ad internet o ad informazioni continue per esempio tramite la televisione. Non esiste quasi più il concetto di "onorabilità": l'individuo colto, professionista e rispettato era probabilmente anche benestante, molto di più della maggioranza della gente che lo circondava, non aveva bisogno di ricorrere a mezzucci o accettare compromessi per vivere bene, era richiesto dalle università, dalle scuole, da importanti enti pubblici e dalla gente.
Con la sola onorabilità infatti non si mangia e soprattutto non si vive da benestante, così molti "colti" hanno negli anni accettato compromessi, si sono venduti per pochi soldi o hanno prestato il loro nome per cause più convenienti economicamente che dal punto di vista scientifico.
Qualche anno fa, diciamo quando erano piccoli i nostri genitori, fare il maestro era un lavoro poco remunerato ma molto rispettato, così fare l'avvocato o il medico. Molti professionisti si accontentavano di una minestra in cambio di una prestazione ma vivevano già bene con i proventi del loro lavoro ed un gesto di magnanimità era sempre un bel gesto.
Oggi no. Un insegnante sbarca il lunario con uno stipendio ridicolo, un professionista (non parlo del caso particolare) deve spesso barcamenarsi per arrivare a fine mese e scendere a compromessi è una tentazione spesso irresistibile se non inevitabile.
Scendere a compromessi non vuol dire commettere un reato o compiere atti violenti, vuol dire tradire il proprio mandato, la missione, la correttezza o il buon senso. Spesso vuol dire calpestare i diritti degli altri o peggio non guardare al bene del prossimo ma solo al proprio.
Per questo oggi è praticamente scomparso il principio d'autorità. Un mio vecchio insegnante dava la colpa alla politica che aveva "appiattito" i livelli sociali senza rendersi conto che così si entrava in una pericolosa spirale di "uguaglianza" intellettuale che era solo teorica ma nella pratica si rivelava un disastro.
Io non credo sia un problema politico o sociale. Se non sei medico e vuoi informazioni su una malattia rarissima la trovi su internet e magari riesci a fare una domanda al medico on line. In un giorno sai già "tutto": sintomi, cause, diagnosi e terapia. Quando mai è stata possibile una cosa del genere?
Se non sei avvocato, non c'è bisogno di rivolgersi ad un principe del foro, un'altra ricerca su internet e scopri tutto su una legge, sul condono o sulla pratica che sei costretto a seguire.
Non sai cos'è un processoreCerca su Wikipedia o Google.
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Una lettura, un po' di riflessione e sappiamo "più cose" dell'ingegnere informatico e dell'economista, in fondo i concetti generali sono sempre quelli e può capitare che un commerciante assolutamente ignorante in medicina, informandosi, approfondendo e studiando, conosca molto più profondamente un argomento di uno specialista che per motivi professionali si occupa di altro e quell'argomento lo ha studiato solo all'università. Mancano però i concetti di base, l'esperienza sul campo, l'applicazione delle nozioni, si ha alla fine sempre un'idea generale, meccanica, piatta dell'argomento che approfondisci "per diletto". Che la cultura abbracci sempre più persone è un bene assoluto e fondamentale ma sta alle persone saperla usare o diventa un fiore in mano ad un orango.

Ma per qualcuno lo scopo non è farsi un'idea generale sull'argomento: dopo la lettura della pagina di Wikipedia o del sito preso a caso, si pensa di avere abbastanza informazioni su quel tema.
Ci si potrebbe chiedere allora perché studiare o andare all'università per capire bene cosa vuol dire "architettura multicore" oppure "rallentamento del tasso di inflazione", concetti che richiederebbero oltre ad una buona teoria anche la pratica, la conoscenza sul campo dei loro effetti e di ciò che cambia al cambiare delle loro caratteristiche. In realtà per colmare queste lacune servono proprio gli "esperti", l'autorità in quel campo: un informatico per i microprocessori o un economista per la recessione, sanno quello che noi non possiamo sapere leggendo solo una pagina su internet.
Questa necessità a prima vista evidente, non è accettata volentieri da tutti. Spesso si tratta di semplice frustrazione, il chiedere lumi a qualcuno è percepito come un'ammissione di ignoranza ma se solo riflettessimo che è normale essere ignorante in molti campi della vita quotidiana saremmo molto più rilassati.
Non è sempre così.
La cosa è talmente evidente che spesso anche davanti "all'autorità" ci permettiamo di "dire la nostra", siamo pure convinti di avere ragione.
Impensabile fino a pochi anni fa.

Il concetto di "autorità" è comunque molto aleatorio. Un esperto è sicuramente la persona più adatta quando si discute di un determinato argomento, ma è sempre attendibile?
Tutto ciò che dice o propone è corretto?
No, non può esserlo, perché anche l'esperto e l'autorità possono sbagliarsi, quasi sempre in buona fede ma succede. Capita di frequente che l'autorità in un determinato campo diventi per "osmosi" attendibile anche in un altro e questa è una trappola frequente. Un grande fisico può dire castronerie imbarazzanti quando si occupa di medicina ed un grande medico può prendere cantonate storiche quando si discute di ambiente (ed è successo anche di recente in Italia).
Cosa bisogna fare quindi? Se non ci fidiamo dell'autorità di chi potremmo fidarci?
Nulla di grave, fino a prova contraria l'esperto è la persona più adatta a cui chiedere lumi su un argomento ma non facciamoci mai ipnotizzare dall'autorità.
Se servisse qualche esempio di "grandi uomini di scienza" diventati esempi di inattendibilità potrei scrivere uno dei miei articoli chilometrici ma basta qualche riferimento per ricordare come anche uno scienziato promettente e addirittura un premio Nobel, possano essere, per motivi non sempre chiari ed immediati da comprendere, fonte di ilarità, superstizione ed inattendibilità.

Uno degli esempi più recenti è proprio un premio Nobel per la medicina, Luc Montagnier, diventato "mito" per le sue ricerche sul virus dell'HIV e giunto recentemente nei pressi del limite tra scienza e pseudoscienza.
Peccato che Montagnier, ultimamente sembra aver sorpassato questo limite.
Se ha iniziato vendendo estratto di papaia fermentata per prevenire l'influenza, ha dichiarato che l'AIDS può essere curato con l'alimentazione (e sperimenta l'uso della minestra d'avena con patate e verdure per la cura dell'AIDS) e poi ha "scoperto" come con una radiolina si possano intercettare i segnali elettromagnetici di batteri ultradiluiti in una soluzione (una sorta di teletrasporto insomma), ora va dritto verso le terapie alternative sull'autismo.
È impazzito?
È invecchiato male? Oppure è solo un cambiamento "di comodo"?

Non si sa, la sola cosa certa è che non è l'unico caso di valido scienziato che ad un certo punto della sua vita fa una virata strettissima e si butta nell'abisso dell'ignoto.

Due associazioni alternative di terapie per l'autismo (non scientifiche) hanno annunciato che in collaborazione con il Prof. Montagnier inizieranno uno studio.

Volete partecipare ad una ricerca su una teoria indimostrata? Pagate e vi sarà permesso.
In genere partecipare ad uno studio è una cosa molto delicata, soprattutto se si tratta di provare nuovi rimedi, può essere anche pericoloso. In questo caso invece basta pagare 1800 dollari, più qualche altro centinaio per gli esami di controllo e vostro figlio farà parte dei pochi fortunati che proveranno gli antibiotici contro l'autismo, parola di Montagnier, premio Nobel per la medicina.
Poco importa se non esiste alcun sospetto che l'autismo possa essere causato da batteri, che lo studio in progetto vada contro diversi criteri etici che regolano gli studi medici, che i soggetti che subiranno la sperimentazione non dovrebbero pagare ma al limite essere pagati e che nessuno abbia mai provato che un antibiotico possa curare sintomi autistici, c'è Montagnier, sarà una cosa seria.
Come può uno scienziato prestigioso e giunto al culmine della propria carriera diventare improvvisamente un paladino della superstizione e del paranormale?
Montagnier non è l'unico.

Il più noto dei premi Nobel convertitosi all'incredibile è stato Linus Pauling, due volte premio Nobel (per la chimica e per la pace) che da brillante e prezioso scienziato cominciò ad un certo punto della sua vita a pubblicizzare l'uso di megadosi di vitamina C per curare praticamente tutte le malattie, dall'influenza al cancro. Pauling si lanciò testardamente in questo tipo di attività nonostante egli stesso non fosse mai riuscito a dimostrare la correttezza delle sue ipotesi e nonostante in tanti gli facessero notare che le sue uscite lo rendevano palesemente ridicolo. La prova della sua assoluta inattendibilità fu fornita dal fatto che lo scienziato non pubblicò mai un esperimento o uno studio attendibile che potesse dargli ragione mentre continuava ad applicare teoremi e teorie che non avevano alcun nesso con la realtà. Fu chiamato ciarlatano ed in pochi ebbero il coraggio di contraddire questo appellativo che si guadagnò, purtroppo, alla fine della sua carriera. Ancora oggi c'è chi segue le strambe idee del chimico statunitense che diventò anche un paladino della cosiddetta medicina ortomolecolare, ulteriore inutile e pseudoscientifica disciplina che riempie la bocca di ciarlatani ed imbonitori di tutti i tipi.

Pensate sia un'eccezione? Ma no, no...c'è di peggio.

William Shockley fu insignito del premio Nobel per la fisica (nel 1956) perché fu tra gli inventori del transistor (praticamente la base dell'elettronica di oggi). Un genio. Subito dopo quel prestigioso premio però iniziò per lui un periodo di assoluto buio della ragione. Propose ad esempio di sterilizzare tutti i bambini con quoziente intellettivo inferiore a 100 o di creare una banca del seme di individui particolarmente intelligenti perché secondo lui propagare i geni della gente (a suo dire) "poco intelligente" avrebbe degenerato la razza umana. Diventò così un paladino dell'eugenetica, della selezione della razza e del mito del superuomo.
Propose di applicare la scienza per migliorare l'uomo. In realtà il suo pensiero era francamente e poco velatamente razzista considerata per esempio la sua opinione sugli uomini di colore da lui considerati "meno intelligenti dei bianchi".
Altro insigne scienziato che è riuscito a rovinare tutto diventando un paladino del razzismo e dell'antisionismo è stato Phillipp Lenard, premio Nobel per la fisica nel 1905 per i suoi studi sui raggi catodici, scoperta che poi ci ha permesso di godere di invenzioni quali la televisione, le videocamere ma anche di strumenti di ricerca fondamentali in fisica.
Lo scienziato contribuì con i suoi studi anche a sviluppare la meteorologia.
Lenard era un convinto leader nazionalista e decise che la Germania doveva dotarsi di una "fisica nazionale" diffidando dai condizionamenti di altre nazioni e soprattutto degli ebrei, primo tra tutti quell'Albert Einstein che è molto più noto e carismatico del Nobel tedesco. Nazismo, antisemitismo e palese razzismo resero Lenard un personaggio tanto geniale quanto odioso e da biasimare, morì solo ed isolato ad 85 anni.
Cosa trasforma un genio della scienza in un diabolico genio del male o in un ridicolo ciarlatano?
Non si sa e gli esempi non si fermano qui.

Kary Mullis è l'inventore della PCR (anche la paternità di questa scoperta è ancora oggi discussa): chiedete ad un biologo cosa rappresenta la PCR nel mondo della ricerca biomedica. È un metodo senza il quale la maggioranza delle ricerche odierne sarebbero improponibili, è anche vero che oggi esistono altri metodi di studio e che la PCR è ricca di possibili errori e falsi risultati ma si tratta sempre di un pilastro della ricerca scientifica in campo medico-biologico. Lo studio del DNA si può praticare anche grazie a questo metodo. Ebbene, il suo inventore, descritto come personaggio eccentrico ed anticonformista, dichiara in tutta tranquillità di credere agli oroscopi e che l'HIV non causa l'AIDS. Si professa complottista e nel 1992 lanciò l'idea di vendere a prezzi altissimi dei gioielli con incastonata una particella di DNA di personaggi famosi ormai deceduti. Secondo Wikipedia inglese nella sua autobiografia racconta dell'incontro con un extraterrestre che aveva le sembianze di un procione fosforescente. Mullis ha fatto largo uso di LSD e molti reputano sia questa la causa del suo carattere, come dire, eccentrico e pure dell'incontro con il procione alieno.

Un tempo era la figura stessa dello scienziato o del medico a rappresentare un esempio di ragionevolezza, cultura, equilibrio ed attendibilità, oggi questo concetto sembra essere sparito. Girando su internet ci possiamo imbattere in schiere di medici ormai rimbambiti da terapie alternative, fisici che credono alle teorie più improbabili, ingegneri che si vendono alle teorie del complotto, tutti fanno leva sul loro titolo ma nessuno riesce a dimostrare che la sua idea del mondo possa essere qualcosa di diverso da una fantasia. La spiegazione può essere una sola: la psiche e l'equilibrio mentale sono dei processi sottilissimi e molto influenzabili e l'età che avanza non risparmia nessuno. Che poi ci possano essere anche degli interessi (spesso economici) dietro questi "cambi di rotta" è innegabile.

Tutte queste storie servano a comprendere come non sempre l'autorità sia per forza sintomo di correttezza o ragionevolezza, non per niente il principio di autorità è un artificio retorico tra i più utilizzati ma considerato scorretto e fallace. Affermare che una cosa è giusta perché "lo dice Pinco Pallino, famoso scienziato" è assolutamente inutile: un concetto è corretto o sbagliato a prescindere da chi lo formula.
Per questo è vero anche il contrario: se un individuo senza alcun titolo o alcuna esperienza formula un'ipotesi o un'idea innovativa o che va contro le conoscenze attuali non è da scartare a prescindere ma da ascoltare, è chiaro che l'onere della prova e l'obbligo di dimostrare come reali le sue parole spettano ad egli stesso e non a chi ascolta.
Capita anche che questi scienziati diventino con il tempo più noti per le loro stravaganze che per ciò che li ha portati sull'Olimpo scientifico ed è triste ma educativo trarre da queste storie la lezione che spesso un po' di umiltà e senso della realtà fanno l'uomo più grande. È anche vero che il detto "genio e sregolatezza" potrebbe rispecchiare la realtà ma a volte, come abbiamo visto, si va ben oltre la realtà, il buon senso e la ragione e la sregolatezza sfocia in follia.

Alla prossima.

Grazie a verduz per la revisione dell'articolo.

lunedì 27 giugno 2016

Informazione alla faccia dell'intimidazione (seconda parte).

Com'è possibile che una persona che si occupa di divulgazione scientifica sia vittima di intimidazioni e minacce?
Succede davvero? Perché succede?
Di questo problema se ne parla poco, credo principalmente per imbarazzo, chi ti ascolta stenta a crederci e poi sono fatti personali. Chi intimidisce chi fa divulgazione non attacca "la scienza" o un'idea ma una persona che porta avanti argomenti scomodi e dichiararsi "sotto attacco" non è piacevole, per questo troverete pochi divulgatori che parleranno volentieri di questo aspetto della loro attività.

I motivi di questo atteggiamento apparentemente raro ho cercato di spiegarli nella prima parte del post.
Sono fondamentalmente due: interesse personale o ideologia.

L'intimidazione fatta per interesse personale ha quasi sempre un motivo: il denaro.
Mostrare a tutti i trucchi di un ciarlatano, svelare una truffa (medica, scientifica o di altro tipo), smascherare un venditore di illusioni, si scontra con il motivo principale per cui queste persone fanno quel tipo di attività, il guadagno, i soldi e quando si parla di soldi c'è chi non ragiona più, chi mette a rischio la nostra fonte di sostentamento diventa un avversario da eliminare.
C'è un secondo motivo che spinge qualcuno ad insultare o intimidire chi si occupa di temi scientifici: l'ideologia. "Chi non la pensa come me è contro di me", questo pensano alcune persone pesantemente influenzate dalla loro ideologia che li condiziona profondamente. Questo tipo di fenomeno possiamo notarlo in ideologie con frange estremiste (vegetariani, animalisti, seguaci di sette o guaritori), chiunque osi smentirli o parlarne negativamente, diventa subito un nemico, un ostacolo e, visto che fortunatamente la minaccia fisica è l'ultimo scalino, si punta quasi sempre alla demolizione della persona, alla denigrazione, alla calunnia.

L'intimidazione nei confronti di scienziati, divulgatori e blogger è un fenomeno noto in tutto il mondo. Simon Singh, medico e divulgatore scientifico inglese è stato denunciato (ma ha vinto il processo che lo vedeva protagonista) dalla potentissima (nel Regno Unito) associazione dei chiropratici nazionale perché non perdeva occasione per raccontare dei danni (anche mortali) che questi operatori in bilico tra medicina e ciarlataneria causavano in tutto il mondo (una cosa simile, riguardante l'omeopatia, è successa al nostro Piero Angela, anche nel suo caso i querelanti hanno perso la causa). Nonostante la vittoria al processo Singh si diceva amareggiato non solo per la vicenda ma anche per il tempo ed il tantissimo denaro speso per difendersi da questi attacchi ed il fatto ha suscitato talmente tanto clamore da ispirare una campagna per la libertà di parola che è riuscita a cambiare la legge britannica sull'argomento.

Questo sarebbe anche il male "minore": anche se si finisce in vicende giudiziarie l'importante è dimostrare la propria innocenza e uscirne fuori, il vero problema è che spesso le intimidazioni non sono solo di tipo "legale" (minacciare di querela è già intimidazione) ma anche fisico e psicologico. Un destino simile lo ebbe Brian Deer, giornalista britannico che delineò la vicenda di Andrew Wakefield, l'ex medico autore del falso studio che diede origine alla leggenda dei vaccini come causa dell'autismo. Fortunatamente la denuncia (due denunce) di Wakefield a Deer per diffamazione fu archiviata ed il giornalista ha proseguito con successo crescente la sua attività.
Un particolare che può essere interessante è quello che Deer, come giornalista investigativo, negli anni precedenti il caso Wakefield, aveva "smascherato" altre truffe, in particolare quelle riguardanti dei farmaci (come l'antibiotico Bactrim) molto utilizzati. Le case farmaceutiche produttrici subirono non solo un grave danno d'immagine ma anche economico (i farmaci furono ritirati dal commercio e le aziende pagarono multe salate) ma nessuna di loro osò minacciare o vessare il giornalista. I fatti erano talmente evidenti che un'ulteriore insistenza sarebbe stata fuori luogo.
Wakefield e gli antivaccino invece non hanno nessun limite ed il "danno" al "guru" antivaccini è stato sempre interpretato come "danno" a tutti i suoi seguaci.

Simile il caso dei ricercatori che hanno messo in dubbio l'esistenza della "sindrome da fatica cronica", minacciati di morte da alcuni soggetti che appartengono a gruppi di pazienti con la presunta malattia.
E questo è un atteggiamento tipico dei movimenti ideologici: il branco. Il tentativo di zittire voci "contrarie" o di influenzare l'opinione pubblica (ed a volte anche quella politica), trasforma i "simpatizzanti" di temi pseudoscientifici in una vera e propria lobby.

Interessante il lavoro di una giornalista americana sul tema.
Renee DiResta, ha scritto un articolo sull'atteggiamento aggressivo dei movimenti antivaccino, proprio ora che in alcuni stati degli Stati Uniti si sta decidendo una legge sull'obbligatorietà delle vaccinazioni, mostrando come questi movimenti organizzino campagne mediatiche che tentano di influenzare la decisione dei governanti e l'opinione pubblica.
Ciò che emerge è che gli utenti che partecipano a queste operazioni sono pochissimi ma molto rumorosi. Si muovono con messaggi, eventi sui social network e martellamento ossessivo su Twitter, con tanto di pagine di istruzioni su come "presidiare" i social network e video di spiegazioni su come lanciare un "hashtag", è accaduto in occasione della campagna antivaccino studiata dalla DiResta, durante la quale solo 10 utenti hanno inviato 63555 messaggi su Twitter. Alla giornalista autrice dell'articolo un trattamento ancora più meschino, foto e dati di suo figlio (un bambino) sparse per il web per intimidirla.
I fanatici antivaccino non si fermano nemmeno davanti ai bambini. Quello che è successo a Marco Arturo, studente americano lo dimostra. Il ragazzo ha realizzato un video per un progetto scolastico nel quale spiegava perché il nesso vaccini-autismo è inconsistente, un'iniziativa ironica e simpatica che presto ha reso il video molto popolare.
Questo ha infastidito molte persone che non si sono fatte scrupoli nell'attaccare violentemente il ragazzino minacciandolo, vessandolo ed insultandolo, un anonimo ha messo in rete cinque blog solo per attaccare e criticare il ragazzo. Consolazione: Marco Arturo ha saputo rispondere in maniera esemplare a tutti gli attacchi ricevuti ed ha dimostrato anche preparazione e proprietà di linguaggio eccezionali ed ha deciso di continuare a coltivare la sua passione per la scienza.

"Vorrei prenderlo per la giugulare" o "il più stupido che abbia mai visto", così (e peggio ancora) gruppi di antivaccinisti hanno assalito un ragazzino autore di un video scolastico
Non succede solo per temi medici, anche Michael Mann, climatologo che studia il "riscaldamento globale" è stato minacciato di morte da chi questo fenomeno lo nega e così chi scrive a favore degli OGM (organismi geneticamente modificati), uno dei più noti "naturopati" americani ha lanciato un appello per giustificare l'omicidio di chi si schiera a favore degli OGM e minacce esplicite sono comparse pochi giorni fa nel blog di Oca Sapiens (pseudonimo di Silvie Coyaud pungente e seria giornalista scientifica), vergognose. Non importa se si tratta di poveri mentecatti che fanno i finti violenti o di minacce attendibili, una cosa del genere è fuori da ogni sopportabilità.


Altro caso noto è quello di Edzard Ernst, docente universitario di medicine alternative poi diventato critico sull'omeopatia, che aveva alle calcagna addirittura un giornalista pagato da aziende omeopatiche per screditarlo pubblicamente.

Addirittura?
Sì, addirittura.
Minacce gravi le ha ricevute un giornalista italiano che si è occupato di Hamer, l'ex medico psicopatico che ha fondato una setta con la scusa di divulgare una sua "terapia" per il cancro. Stessa sorte per un giornalista tedesco che ha dovuto cambiare addirittura residenza per sfuggire alla persecuzione di sostenitori di questa pratica assurda. Sono noti veri e propri episodi di stalking da parte di sostenitori di ciarlatanerie a giornalisti o divulgatori che hanno osato "attaccarne" le credenze.
Altri esempi?
Molti ricorderanno la pesante intimidazione che subì un blogger italiano da parte dell'azienda omeopatica Boiron che solo alla fine ritirò le sue minacce di denuncia e lo fece solo perché tutto si rivoltò contro di lei, non è infatti un'immagine positiva quella che vede una potente multinazionale farmaceutica accanirsi contro un giovane blogger che aveva "osato" criticare un suo prodotto.

C'è di peggio.
Molti degli pseudomedici alternativi usano la minaccia legale come arma per zittire i critici. Anche i guaritori più noti lanciano messaggi minacciosi per intimidire chi osa criticarli, e lo stesso da parte di altri alternativi e naturopati. Uno di questi ("naturopata" senza alcun titolo medico valido) che vende l'aloe (ovviamente spacciata come cura per qualsiasi malattia, cancro compreso ma alla fine utile solo alle tasche di chi la vende) di fronte a critiche equilibrate e per nulla scorrette non ha esitato a denunciare una blogger che si occupa di queste vicende, caso archiviato. Di vessazioni simili potrei farne un elenco lunghissimo.
Qualcosa di simile è accaduto anche a proposito dell'Escozul, il "veleno di scorpione" cubano che pretende di curare il cancro (in realtà nel prodotto in vendita c'è semplice acqua): uno dei più attivi importatori italiani della sostanza ha denunciato dei blogger che si erano interessati al caso, tutto archiviato.
Di questi giorni è il mail bombing unito a minacce di querela per Marco Bella, docente universitario di chimica che ha "osato" scrivere un articolo che racconta l'annullamento di un convegno di medicina alternativa all'università di Bologna.
Insomma, l'elenco potrebbe essere infinito e quindi con gli esempi mi fermo qui.

Qualcuno potrebbe dire: ma come, sono i venditori di medicine alternative che denunciano chi parla di loro?  Il mondo al contrario?
Beh, diciamo che chi non ha nulla da perdere in quanto a reputazione non si fa tanti problemi a perderla ancora di più e le tenta tutte pur di non perdere soldi, inoltre queste persone hanno, nell'intimidazione, una delle poche armi per farsi "grossi". I loro seguaci invece si muovono per "lesa maestà", nessuno si deve permettere di criticare il sacro nome del guru.

Recentemente anche un politico si è reso protagonista di un caso del genere. L'intimidazione come unica risposta possibile in una discussione che lo vedeva subissato di critiche ed evidentemente in imbarazzo e si sa che l'immagine per un politico è tutto.
Inondato di proteste in seguito ad una sua affermazione piena di errori e scorretta, il politico prima ha usato l'arma della censura (commenti cancellati, contraddizioni, risposte ad altri argomenti) ed infine ha querelato un giornalista che si era "permesso" (senza usare una sola parola fuori posto) di criticare l'uomo di potere.

Avete mai visto un "complottista" o uno di quelli che spargono bugie o terrore a proposito di farmaci o vaccini denunciato, minacciato o aggredito? No, probabilmente no. Certe azioni sono tipiche dei delinquenti, di chi non ha nulla da perdere, di malviventi e truffatori, per questo le "aggressioni" provengono praticamente tutte da un'unica parte e questo perché chi truffa non ha molte altre armi per "smentire" chi lo scopre.

C'è infatti una caratteristica che permette di distinguere una critica argomentata e seria (e mossa da intenti costruttivi) da una che ha il solo scopo di danneggiare l'attività (a questo punto meritoria) di chi fa divulgazione: l'attacco personale. Quando la critica si sofferma sulla persona, sul suo lavoro, l'aspetto, il nome o a particolari insignificanti, significa che chi la attacca non ha altri argomenti, non può smentire nulla, non ha dati per confutare quelli del divulgatore.
Se scrivessi un articolo di critica nei confronti di una pseudomedicina, chi la promuove potrebbe smentirlo facilmente: fornire dai dati seri ed utili per confutare quanto ho scritto. Se invece iniziasse una sequela di insulti, commenti su errori grammaticali e sull'autore dell'articolo, si può essere sufficientemente certi che si tratta di rabbia, senza nessun argomento serio e che probabilmente l'articolo ha colto nel segno.

Ricordo quando nei primi anni di attività di questo blog, restavo sconcertato dal tono di certi messaggi che mi arrivavano. Insulti gratuiti, minacce personali, insinuazioni, calunnie, inizialmente tutto questo ti disorienta, principalmente perché non te lo aspetti e non sei abituato e forse anche perché ti aspetti uno scontato riscontro positivo al tuo lavoro.
Ma non è sempre così e la stragrande maggioranza delle "critiche" non sono argomentate o giustificate ma un insieme di rabbiosi commenti senza attinenza con quanto scritto.

Si cerca di giustificare con le scuse più ovvie: "è gente strana", "avranno problemi", "saranno stressati" ma poi rifletti sul fatto che è davvero sconcertante che qualcuno impegni il suo tempo a minacciare gli altri perché hanno scritto qualcosa di fastidioso (per loro).
Il fenomeno è talmente diffuso (e preoccupante?) che in Gran Bretagna esiste il "premio Maddox" che prende il nome da John Maddox, editor di Nature (nota rivista scientifica) per 22 anni, appassionato di giornalismo investigativo e che sosteneva l'impegno sociale dei giovani scienziati. Il premio è indetto da associazioni di divulgazione scientifica e dalla stessa rivista Nature e premia scienziati che, nonostante le difficoltà, gli ostacoli e le minacce, si impegnano ad informare correttamente il pubblico. Stand up fo science, è il motto del premio (più o meno "resistenza per la scienza").
Curioso: un premio per chi diffonde la scienza nonostante le difficoltà incontrate, sembra di raccontare una storia medievale ed invece accade oggi.

Qualcuno parla di "prezzo dell'onestà" a me sembra semplicemente il "prezzo" inevitabile dell'esporsi, di dire la propria, di avere il coraggio di prendere posizione, a volte essere impopolari ma certo è un problema che esiste, molto più comodo "stare in mezzo", non scontentare nessuno ed apparire neutrale, farsi i fatti propri insomma.

L'aspetto più strano, comunque, non è certo capire il motivo di questo comportamento (come ho scritto gli interessi ci sono) ma come si sia riuscito a capovolgere la realtà, chi cerca di dire le cose come stanno diventa un "amico dei poteri forti", chi diffonde falsità e bugie un "ribelle al sistema". Io dico che la vera ribellione al sistema sia quella culturale, l'aderenza alla realtà, l'esposizione dei fatti, inventare fandonie e diffondere ignoranza fa semplicemente il gioco del potere.
Una bugia piacevole e rassicurante è più gradita di una verità scomoda e spiacevole ma fa molto male e può portare, in campo scientifico, a gravissime conseguenze.

Come diceva qualcuno: "nell'epoca della falsa informazione, dire la verità è resistenza rivoluzionaria"
Ma non preoccupatevi, chi decide di mettersi a disposizione degli altri non si fa certo fermare da un insulto o da 100 minacce, c'è una qualcosa di molto profondo che muove la maggioranza delle persone che si prestano (...spesso gratuitamente) all'informazione pubblica ed uno che fa rumore non bilancerà mai i mille che incoraggiano, ringraziano, aiutano e sorridono. In fondo, il fatto che qualcuno ricorra a questi mezzi significa una sola cosa: hai colpito con precisione l'obiettivo. L'unico rimpianto: l'assoluta inesistenza delle istituzioni che dovrebbero essere le prime a favorire la corretta informazione e lo sviluppo culturale della popolazione, fondamentalmente non sono fatti che li riguardano e non fanno nulla per sostenere una corretta informazione scientifica e culturale.
Ma chi fa informazione in genere non lo fa per avere qualcosa di materiale in cambio.

Quindi avanti, senza problemi ed alla faccia delle intimidazioni.

Alla prossima.

La prima parte del post è qui.

martedì 14 giugno 2016

Informazione alla faccia dell'intimidazione (prima parte).

Esiste un aspetto della divulgazione scientifica in rete che trovo preoccupante e che probabilmente è poco conosciuto.
Lasciando come intoccabile la libertà di pensiero e di opinione individuale (e l'argomento è più che attuale), non è raro l'atteggiamento di alcune persone che quando si sentono toccate nelle loro credenze o nei loro interessi non si limitano a dissentire o ribattere ma vanno oltre, molto oltre.

Il fenomeno dell'intimidazione nei confronti di chi fa informazione fino ad oggi sembrava limitato ad ambiti molto delicati ed ai margini della società: chi si occupava di cronaca, malavita e grandi interessi rischiava (e rischia) di subire pressioni psicologiche ed a volte anche fisiche con lo scopo di ottenere un "cambio di atteggiamento" o di interesse nei loro confronti.
È sempre successo, infatti, che i malviventi che vedono i loro loschi affari smascherati attraverso la stampa o altri mezzi di comunicazione non si facciano molti scrupoli nell'intimidire chi si fa gli affari loro.
Proprio perché si tratta di un gesto di infimo valore e di atteggiamento delinquenziale, questo tipo di azione non è mai andata oltre certi ambienti ma non sembra essere più così, in parte anche per la diffusione di internet.
Probabilmente parte del fenomeno può essere legato al fatto che gli scambi di opinioni sul web sono "filtrati" da un monitor, non percepiamo di avere di fronte una persona reale e spesso uno sfogo o un pensiero, non proprio nobile, possono diventare vere e proprie aggressioni dovute alla sensazione di "anonimato" (che non esiste) che pervade chi utilizza il web come strumento di comunicazione.
Libertà di opinione non significa però libertà di aggredire chi si ha davanti, saremmo altrimenti in una sorta di gabbia di animali feroci nella quale vince chi urla più forte. Il problema nasce quando persone direttamente o indirettamente interessate da un argomento oltrepassano ogni limite della decenza, dell'educazione ed a volte della legge.
Nel mondo esistono diversi appassionati (molti sono addetti ai lavori, altri semplici divulgatori) che si impegnano nella diffusione di temi dedicati alla salute o alla scienza, si tratta di medici, scienziati, ricercatori, giornalisti, appassionati ma anche semplici cittadini che hanno il piacere di approfondire un argomento scientifico o medico e quando ho iniziato a fare divulgazione non avrei mai pensato di causare l'astio e l'odio che traspare da certi comportamenti, d'altronde che rabbia potrebbe causare un medico che spiega quali sono le basi della medicina, della scienza e che mette in guardia dalle false cure? Si potrà persino non essere d'accordo con alcune opinioni ma che importa? Oltretutto, se per qualsiasi motivo, una lettura provocasse nervosismo o rabbia, basterebbe evitarla, voltare pagina. Se una cosa non interessa non si legge.
Ecco, l'interesse, si parlava di grandi interessi (che poi vanno in coppia con i soldi), non avevo valutato quanto "rompere le uova nel paniere" a ciarlatani e truffatori significasse mettere in crisi eventuali guadagni.

Uno dei punti fondamentali della corretta divulgazione (oltre che dell'onestà personale) è quello di attenersi ai fatti. I commenti e le considerazioni personali sono comprensibili ed inevitabili (o ci si limiterebbe alla fredda e tecnica cronaca, inutile ed a lungo andare noiosa ed impersonale) ma quando chi scrive si limita a fatti documentabili e precisi ha poco da temere, questo aiuta anche a non cadere nella diffamazione (che è un reato). Se dicessi che una presunta cura ha tutte le caratteristiche della ciarlataneria non starei diffamando nessuno (una cura non è una persona ed un medico ha il dovere, prima di tutto professionale, di spiegare la medicina), prima qualità del divulgatore quindi è attenersi ai dati limitando le proprie opinioni non professionali. Nonostante i temi legati alla salute, ai ciarlatani, alle numerosissime truffe del web tocchino quindi innegabili interessi economici, riportare fatti e documenti è un'arma diretta ed efficace contro chi si approfitta della debolezza del prossimo evitandone le ritorsioni.
Davanti ad una cosa del genere chi ha l'interesse a mettere a tacere le voci che rischiano di fare saltare affari e smascherare truffe, non ha altre armi che non siano quelle che tendono ad intimidire chi si "immischia" negli affari (loschi) degli altri
L'intimidazione può avere diverse forme. La più immediata è quella verbale: commenti violenti ed aggressivi, minacce più o meno velate, messaggi in codice (mafioso). Quando si tocca la tasca di qualcuno o l'ideologia di un altro si rischia sempre. Alla minaccia verbale spesso segue quella legale, più "elegante" (molto meno violento dire "ti denuncio", rispetto a "ti picchio") ma altrettanto efficace. Poi l'ultimo stadio: la minaccia fisica, dai messaggi pubblici a quelli privati, sono tanti i divulgatori che devono fare i conti con gente "strana" che riversa la sua rabbia ed il suo odio con una violenza che disturba.
Chi ha affrontato questo tipo di minacce sa che sono fastidiose, non solo per la loro violenza ma anche perché il loro scopo è quello di fare "abbassare la cresta" ma chi le fa forse non immagina che non saranno certo le intimidazioni o la violenza a fermare una passione o la ricerca della verità, anzi, spesso la minaccia risulta in uno sforzo maggiore, in quanto a quel punto è evidente con chi si ha a che fare: una persona perbene non si permetterebbe mai di intimidire il prossimo e chi affronta questa gente si sente ancora più motivato a proseguire nella sua opera.



Non è facile parlare di certe cose senza esporsi. Come definire una ciarlataneria che pretende di curare varie malattie o addirittura il cancro? Termini "cura non scientifica" o "cura non provata" sono tanto corretti quanto poco d'impatto, ma affermare che uno o l'altro guaritore siano dei truffatori o dei ciarlatani è molto più rischioso e, c'è poco da fare, non rispetta la legge, per questo motivo chi scrive deve sempre stare attento ad ogni parola, a quello che dice, basta pochissimo per capovolgere i ruoli e trasformare il ciarlatano in "offeso" anche perché alla fine chi si trova a vivere ai limiti (quando non oltre) della legalità è talmente sfrontato da rivolgersi alla legge per cercare di incutere timore a chi osa criticarlo. Come definire un medico che si lancia in affermazioni antivacciniste quando sappiamo che i vaccini sono tra i farmaci più sicuri al mondo e che spargere paure è terrorismo sanitario?
Allora perché questi personaggi invece di replicare con dati e fatti si lanciano in (poco velate) minacce ed aggressioni?
Basti pensare che se un'affermazione fosse falsa, basterebbe replicare, smentirla, correggerla, chi querela o intimidisce per rispondere a dei fatti documentati (e quindi non ad ipotesi o "illazioni") ha evidentemente molto da temere da ciò che si scrive di lui.
Per questo motivo non bisogna mai tirarsi indietro, per un'intimidazione devono nascere 100 articoli di denuncia, ogni tentativo di zittirne uno deve diventare l'occasione di moltiplicare per 100 le voci critiche. Ma possibile che la situazione sia così grave?

Possibile eccome.
La cosa che personalmente mi ha più colpito è che le intimidazioni arrivano anche da persone che non avrebbero alcun interesse personale nella vicenda, finché è il guaritore a minacciare è chiaro che si tratta di un tentativo di protezione dei propri affari, ma quando a minacciare è una madre di famiglia, un professionista o un "bravo padre" che non sono coinvolti direttamente nell'attività ciarlatana (a volte si tratta di persone che seguono la pseudocura o semplici sostenitori del guaritore) bisogna porsi qualche domanda.
Non vi annoierò con le indimitazioni che ho ricevuto da quando mi occupo di certi argomenti ma ne racconterò in breve solo una per mostrare a cosa si arriva.
Qualche anno fa, dopo la pubblicazione di una mia intervista su un quotidiano nazionale, un signore scrisse alla redazione del giornale raccontando come io fossi "notoriamente pagato dalle case farmaceutiche".
Non unì alla sua mail prove o rivelazioni scottanti (che ovviamente non esistono), scrisse proprio che "si sa" che io avrei chissà quali nascosti interessi. Come immaginate una persona che fa una cosa del genere? Un povero disadattato? Un ragazzino un po' fuori di testa?
No, cercando l'autore del messaggio scoprii che si trattava di un avvocato (ed un avvocato dovrebbe sapere cosa significa "calunnia"), conosciuto, titolato e che svolge consulenze per enti statali. A me non sconvolse la calunnia ma il mittente, perché questa persona ha sentito il "bisogno" di calunniarmi?
Questa persona non ha manifestato il suo dissenso o la sua protesta ha mirato proprio a screditarmi e senza una sola prova in mano, a caso: "pagato dalle case farmaceutiche" (che poi, anche se fosse, bisognerebbe dimostrare che questo presunto pagamento sia frutto di un reato).

Il quotidiano che ricevette il messaggio si mise a disposizione per una mia eventuale azione legale. Rinunciai (anche se economicamente non mi sarebbe costata nulla), mi sono messo nelle vesti di quell'avvocato, davvero: se una persona arriva ad un gesto demenziale del genere ha qualcosa che non va, ha dei problemi seri ed io non ho voluto creargliene altri, la sua presumo sia stata estrema ed incauta superficialità e leggerezza.
Come può una persona inventare vere e proprie fandonie da romanzo di spionaggio di serie B su una persona che nemmeno conosce? Non è normale.

Succede, eccome se succede. È successo recentemente anche ad una mamma che ha sentito il dovere di esporsi in prima persona dopo che la figlia si ammalò di pertosse. La donna ha iniziato un'opera di sensibilizzazione a favore dei vaccini, tutto gratis, solo volontariato. Non è passato molto tempo per trasformarla in bersaglio di insulti e critiche, illazioni e vere e proprie diffamazioni da parte di "antivaccinisti" ma non "professionisti" del settore o business men dell'alternativo, altre mamme e papà che però la pensavano diversamente da lei e, solo per questo, si sono trasformate in belve feroci cariche d'odio. Succede ad un docente universitario che ha iniziato a fare divulgazione sempre sul tema vaccini che ha ricevuto insulti, minacce, denigrazioni con uno scopo preciso: demolire il messaggero per non fare arrivare il messaggio.

Uno dei motivi che spinge persone non direttamente coinvolte dall'attività dei guaritori a diventare "paladini violenti" di un'ideologia, è quello che sono i guaritori stessi a promuovere ed incoraggiare un atteggiamento intimidatorio ed aggressivo, chiunque osi porsi domande o addirittura critichi le parole del "guru" non solo non ha diritto di parola ma deve essere fermato in tutti i modi, in una sorta di "crociata" a favore della verità (che in questi casi risiede, naturalmente, nelle idee di chi gestisce gli affari del gruppo"). Non per niente i toni di questi "guru" sono spesso mistici, esagerati, biblici, con richiami e citazioni religiose, con "chiamate alle armi" di antica memoria. I "nemici" sono coloro i quali si contrappongono che vengono prima descritti come corrotti, maligni, collusi ed "inviati" da non precisate entità sovrane per contrastare il "bene assoluto" e poi impersonificano la causa principale della "non diffusione" di quella medicina alternativa, il nemico da eliminare. Quando questo non sortisce l'effetto desiderato il "guru" passa alle minacce velate e poi a quelle chiare. Per questo moltissime pratiche alternative hanno caratteristiche settarie e, come in una setta, ciò che dice "il capo" è una missione da compiere. Si potrebbe pensare che un seguace di una pratica alternativa, essendo libero di praticarla, non avrebbe nessun motivo per aggredire, perché farlo allora?
Proprio per quello che ho detto, l'appartenenza ad un gruppo, il senso di "setta" chiusa che non permette intromissioni o "sacrilegi" e spesso, non a caso, sono proprio i seguaci e mai il "guru" a compiere gli atti più illegali e violenti, proprio come in un gruppo di fanatici.

Qualche mese fa, partecipando ad una conferenza su uno dei temi più noti relativi a "cure miracolose", un docente universitario disse chiaramente di non volere entrare nel tema preciso del convegno ma di volere restare sul generico. Perché? Lui disse che, "avendo famiglia ed una posizione", non voleva esporsi.
Non mi piacque questa sua mancanza di coraggio ma nello stesso tempo mi fece riflettere sul fatto che si è quasi come dei "carbonari" per un semplice motivo: ti metti contro qualcuno, un guru che si è creato un seguito, che ha plagiato tante persone e quindi metti la tua faccia contro le idee (spesso dogmatiche) di tanti. Non tutti riescono a reggere il peso di questa responsabilità.

Come contrastare questi deliri?
Semplicemente facendo il proprio dovere, ignorandoli finché possibile, rivolgersi a chi di dovere quando si oltrepassa il limite e posso assicurare che quando certi "leoni da tastiera" hanno a che fare con un tribunale, diventano pecorelle smarrite.
Il "mestiere" di blogger, di giornalista, di divulgatore, espone necessariamente a critiche ed inimicizie ma non si può tornare indietro, lottare contro le mistificazioni è un dovere morale ed umanitario (ed è un lavoro, per qualcuno), oltre ad essere una passione che se ti prende non ti abbandona mai più. Parlando con uno dei miei "colleghi" di divulgazione scientifica, commentando questi fatti, ho detto che non possiamo permetterci di avere "paura" o di tirarci indietro davanti questi avvenimenti, non potremmo altrimenti pretendere che chi ha a che fare quotidianamente con delinquenti o gente pericolosa possa lavorare serenamente. C'è sicuramente la possibilità di difesa legale (chi va oltre può sempre beccarsi una bella denuncia) ma non sarebbe meglio fermarsi prima?
Può suscitare un sorriso sapere che negli unici due casi in cui mi sono sentito in dovere di denunciare chi mi ha pesantemente diffamato (il famoso "limite" era stato abbondantemente superato), gli aggressori, "duri" e violenti dietro ad un monitor, si sono trasformati in personaggi miti ed inoffensivi, chiedendo perdono ed il ritiro delle denunce, l'ho fatto ma in cambio hanno dovuto versare delle somme in beneficenza ad organizzazioni da me indicate cosa che è avvenuta senza problemi: come si vede l'ideologia si scioglie dietro ad una semplice, banale, perdita economica.

Chi usa la minaccia o l'intimidazione per "avere ragione" ha comunque già perso: dimostra automaticamente di avere torto. Chi ha dei fatti dalla sua parte non ha bisogno di usare altro e intimidire chi critica con i fatti significa che quei fatti portano fastidio.

Nessuno oltretutto è obbligato a leggere o seguire qualcosa che va contro le proprie convinzioni, se sono contro le corride non andrò mai in un'arena in Spagna, mi sembra evidente.
Non è minacciando che si ottiene qualcosa e l'intimidazione è il segno di aver colpito il primo interesse di chi vende un prodotto: il denaro.
Per chi crede che questi fenomeni siano rari o isolati, nella seconda parte di questo articolo racconterò episodi noti o meno di intimidazione alla scienza o ai suoi rappresentanti, si noterà come lo "scontro" ideologico arriva a limiti inimmaginabili.

Alla prossima.